09 Aprile 2020

Emergenza Coronavirus: le proposte della filiera per rilanciare le costruzioni

“Non fermare le macchine e assicurare le condizioni per far ripartire il Paese al più presto”. Lo chiedono con una sola voce le associazioni datoriali della filiera delle costruzioni (Anaepa Confartigianato Edilizia, Ance, Agci Produzione e Lavoro, Assistal, Claai edilizia, Cna costruzioni, Confapi Aniem, Confcooperative lavoro e servizi, Fiae Casartigiani, Legacoop produzione e servizi, Oice, Ucsi), con un accorato appello a Governo e Parlamento affinché si mettano subito in atto misure per garantire la sopravvivenza delle imprese e venga adottato un grande Piano di opere pubbliche e di incentivi per sostenere l’edilizia privata.

Oggi è a rischio la stessa sopravvivenza del comparto: la maggior parte dei cantieri sono fermi e i pochi attivi lo sono con bassa produttività. Il pericolo concreto è che domani manchino le imprese che dovranno realizzare gli investimenti di un settore fondamentale per la tenuta economica e sociale del nostro Paese, che alla ripresa potrebbe valere il 22% del PIL nazionale.

Cinque le priorità indicate dalle associazioni nell’appello:

• condizioni chiare e univoche per gestire in sicurezza i cantieri;

• tempestiva iniezione di liquidità, pagamento dei crediti ed eliminazione dello split payment;

• pagare i lavori eseguiti con sal emergenziale subito e sal mensile a regime;

• “Piano Marshall” per le costruzioni: risorse agli enti locali per aprire subito cantieri su tutto il territorio e rafforzare incentivi per le riqualificazioni edilizie;

• forte semplificazione di procedure e balzelli.

Innanzitutto, all’importante protocollo siglato il 24 marzo, devono seguire – secondo le Associazioni dell’edilizia – nell’interesse dei datori di lavoro e dei lavoratori, regole cogenti e univoche per gestire in sicurezza i cantieri operativi e per riavviare quelli che riapriranno: occorre chiarire le responsabilità di tutti gli operatori, pubblici e privati coinvolti e i relativi oneri, eliminare l’art, 42 comma 2 del decreto “Cura Italia” che assimila l’infezione da contagio Covid-19 ad un infortunio sul lavoro rendendo di fatto impossibile la gestione e la riapertura dei cantieri. È auspicabile invece ripartire dalla disciplina Testo Unico per la Sicurezza del Lavoro (decreto legislativo 81/2008).

Fra tre mesi, secondo le stime – nonostante gli ammortizzatori sociali – i datori di lavoro non potranno più garantire gli stipendi al personale con conseguenze devastanti in termini sociali; bisogna quindi consentire l’utilizzo dei crediti fiscali, in corso d’anno, anche oltre i limiti oggi esistenti ed immediatamente esigibili i crediti fiscali, oltre a fermare da subito il regime dello split payment.

La Filiera, inoltre, per poter sostenere la liquidità delle imprese delle costruzioni per approntare i materiali e le lavorazioni necessarie alla ripresa dei lavori, ritiene essenziale: il pagamento immediato di quanto fatto fino alla sospensione dei cantieri, la stipula dei contratti di gare aggiudicate, l’introduzione di stati di avanzamento (sal) mensili, e il differimento della consegna del cantiere alla data della ripartenza.

Occorre poi definire un piano per le costruzioni che, ad esempio, alimenti gli enti locali e riavvii opere pubbliche di piccole e medie dimensioni fondamentali anche per il tessuto sociale dei territori; devono essere prorogati i termini delle scadenze e rafforzate le misure delle detrazioni per le riqualificazioni edilizie e l’efficientamento energetico e che si attivino le procedure per renderli strutturali.

Come ultimo punto, ma certo non meno importante, la necessità di sospendere inutili balzelli vessatori a carico degli operatori economici, dimezzare i termini di ogni procedura approvativa, introdurre procedure che nell’emergenza e per i prossimi sei mesi siano in grado di rendere cantierabili i lavori.

Infine, le Associazioni auspicano più in generale per il futuro il ripensamento a fondo la struttura della Pubblica Amministrazione, senza burocrazia, palleggi di responsabilità e lungaggini, con l’obiettivo di modernizzare tutto e innestare nel sistema forti elementi di digitalizzazione e di nuove professionalità al passo con i tempi.

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