24 Luglio 2020

Proroga split payment: il “no” della filiera delle costruzioni

Fermare subito la proroga dello split payment. E’ l’appello di ANAEPA-Confartigianato Edilizia e delle altre organizzazioni in rappresentanza dell’intero sistema produttivo della filiera delle costruzioni, al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e al Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in una lettera in cui rinnovano il grido d’allarme delle imprese edili sugli effetti deleteri derivanti da un’ulteriore proroga triennale del meccanismo dello split payment, richiesta dal Governo italiano ed in procinto di definitiva autorizzazione da parte dell’Unione europea.

Si tratta, infatti, di una misura gravissima che, sin dal 2015, ha compromesso l’equilibrio finanziario delle imprese operanti nei confronti della pubblica Amministrazione, mettendone a rischio la stessa sopravvivenza e sulla quale è stata già sporta una duplice denuncia alle Istituzioni europee, sia in occasione della sua introduzione, sia nell’ambito della prima proroga concessa ufficialmente sino allo scorso 30 giugno 2020.

Il meccanismo, in particolare, pone a carico delle pubbliche Amministrazioni il versamento dell’IVA relativa alle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate nei loro confronti, cosicché gli operatori economici non si vedono più corrispondere l’IVA dalle Stazioni appaltanti, mentre devono comunque continuare a pagarla ai loro fornitori.

Ciò genera un incremento esponenziale del credito IVA in capo alle imprese, con una pesante perdita di liquidità per il solo settore edile stimato in circa 2,5 miliardi di euro l’anno, a cui si aggiungono i ritardati pagamenti della pubblica Amministrazione, che drenano ulteriori 6 miliardi di liquidità.

Eppure il Governo aveva riconosciuto, anche nel Documento di Economia e Finanza per il 2020, che grazie al contributo della fatturazione elettronica il gettito IVA sugli scambi interni era cresciuto di 3,6 miliardi segnando un incremento del 3,0% rispetto all’anno 2018.

Era pertanto ragionevole attendersi finalmente l’abrogazione dello split payment, del reverse charge e della ritenuta dell’8% sui bonifici relativi a spese per lavori edili, dal momento che la fatturazione elettronica aveva già dato prova di realizzare un efficace contrasto all’evasione Iva.

I danni finanziari provocati alle imprese dalla proroga sono e saranno ingenti. L’Iva relativa alle operazioni di split payment, complessivamente, ammonta infatti a 12 miliardi che determinano l’impossibilità di compensazione con la corrispondente Iva pagata ai fornitori: 12 miliardi che rimangono nella disponibilità della PA e sottraggono preziosa liquidità alle imprese. Ciò è in netto conflitto con gli obiettivi che erano alla base del cd “Decreto Liquidità”.

I ritardi subiti dalle imprese nel recuperare i crediti IVA sono stati oggetto di un recentissimo “Contro-rapporto” basato su un’indagine diretta sulle imprese di costruzioni che analizza e contrasta le motivazioni assunte dal Governo per giustificare la richiesta di un’ulteriore proroga del meccanismo.

A fronte dei dati presentati dal Governo italiano all’UE, che evidenziano una media di 74 giorni come tempistica di rimborso dei crediti IVA, il periodo di tempo che, in base alle regole ordinarie, deve necessariamente trascorrere tra l’emissione della fattura e la formulazione della domanda di rimborso è pari, nelle migliori delle ipotesi, a 120 giorni.

Inoltre, l’incidenza del meccanismo in termini di minor liquidità colpisce le imprese proprio dal momento in cui, a fronte dell’emissione di una fattura, non ricevono l’IVA e viene loro impedito il recupero immediato dell’imposta: in questo senso, l’attesa media, per il 60% delle imprese del settore, arriva a superare i 270 giorni, mentre il 90% delle stesse attende oltre 90 giorni per il rimborso dall’emissione della fattura. E comunque, anche analizzando solo i tempi di liquidazione effettiva del credito rispetto alla presentazione dell’istanza, emerge che solo il 22% delle imprese ottiene un rimborso entro 90 giorni. Infine, nell’ultimo studio pubblicato dalla stessa Commissione UE, l’Italia risulta essere il fanalino di coda in Europa nel rimborso dei crediti IVA con una media di 440 giorni, contro la media europea di 112 giorni.

È chiaro, quindi, che una nuova proroga triennale dello split payment vanificherebbe del tutto gli enormi sforzi che gli operatori economici stanno facendo per salvaguardare il proprio equilibrio finanziario nella delicata fase economica che, per l’intera filiera delle costruzioni, si aggiunge tra l’altro agli effetti deleteri di una crisi senza precedenti che perdura da oltre un decennio.

È una decisione che condanna e mette a repentaglio un intero sistema produttivo, con ricadute gravi sull’economia nazionale vista l’incidenza dell’edilizia sul PIL italiano.

Pertanto, ANAEPA e le altre Associazioni di categoria chiedono un ripensamento totale sull’opportunità di reiterare ulteriormente l’operatività di un simile meccanismo, estremamente dannoso per le imprese e con una portata troppo ampia rispetto alla tutela dell’interesse erariale posto a fondamento della sua introduzione.

Lo Stato italiano, attraverso la fatturazione elettronica, in vigore sin dal 2015 nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni ed ora applicata a tutti i rapporti commerciali anche tra privati, già dispone di uno strumento di controllo fiscale e di contrasto all’evasione nel comparto IVA che assicura la massima trasparenza e tracciabilità delle operazioni economiche, semplificando e garantendo adeguata tempestività alle verifiche tributarie.

Le stesse Istituzioni deputate ad analizzare e a rendicontare l’andamento delle entrate tributarie in Italia hanno reso noto pubblicamente come la dinamica positiva legata al gettito IVA sugli scambi interni sia dovuta proprio alla più ampia diffusione (dal 2019) della fatturazione elettronica, riconoscendo, in tal modo, il ruolo principe di questo sistema nel contrasto al sommerso.

E’, dunque, evidente la necessità di evitare un’inutile ed oltremodo dannosa sovrapposizione di strumenti di controllo fiscale che stanno portando a fondo le piccole e medie imprese delle costruzioni mentre sono costrette ad attendere tempi lunghissimi per riavere la liquidità che spetta loro dai crediti IVA.

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