03 Gennaio 2026

Gli scenari del 2026 per economia e imprese del made in Italy

Per il 2026 si delinea una fase di crescita moderata dell’economia italiana, influenzata da fattori demografici e dalla prudenza delle scelte di politica economica. La manifattura rimane ancora debole ma è attesa una ripresa delle esportazioni, su cui pesano l’incognita dei dazi e l’apprezzamento dell’euro. La riduzione dei prezzi energetici fatica a trasmettersi su minori costi per imprese e famiglie, mentre si consolidano i cicli positivi del mercato del lavoro e delle costruzioni. Gli scenari per il 2026 sono proposti nell’articolo I numeri dell’Italia/ Ecco le attese del 2026 per crescita, lavoro e made in Italy a firma di Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio Studi di Confartigianato, pubblicato su il Sussidiario.net.

L’analisi dei conti nazionali evidenzia che nell’arco dell’ultimo triennio 2021-2024, caratterizzato dagli effetti della guerra in Ucraina e dalla stretta monetaria più severa della storia dell’euro, il PIL dell’Italia ha cumulato una crescita del 6,6%, superiore di 1,5 punti alla media Ue, una performance migliore di quella della Francia (+5,4%) e della stagnante economia tedesca (+0,4%). Si osserva una maggiore spinta per l’economia spagnola che, nel triennio in esame, cumula una crescita del PIL a doppia cifra (+12,8%). Nel triennio successivo l’economia italiana frena. Secondo le previsioni dell’Autumn economic forecast della Commissione europea il PIL dell’Italia sale del +0,8% sia nel 2026 che nel 2027. Fanno meglio la Germania, il cui PIL cresce dell’1,2% per il 2026 e il 2027, e la Francia, con una crescita dello 0,9% nel 2026 e dell’1,1% nel 2027.

Tra il 2024 e il 2027 l’Italia cumula la più bassa crescita tra i 27 paesi dell’Ue. A fronte di una crescita cumulata dell’economia tedesca del 2,6%, quella francese segna un +2,7% mentre l’Italia si ferma al +2,0%, ben 2,4 punti in meno del +4,4% della media UE.

Sul rallentamento dell’Italia pesa uno sfavorevole andamento demografico. Tra il 2024 e il 2027 in Italia si registra un calo della popolazione (-0,3%) che è assente negli altri maggiori paesi europei: a fronte della crescita zero della popolazione in Germania si osserva un aumento dello 0,8% in Francia e addirittura del 3,1% in Spagna.

Se depuriamo dalla crescita il fattore demografico le distanze tra Italia e i motori dell’economia europea si riducono. Infatti, se consideriamo il PIL pro-capite, tra il 2024 e il 2027 in Italia si registra un aumento del 2,1%, con un divario più contenuto (-1,5 punti percentuali) rispetto al +3,6% della media Ue e risultando migliore del +1,8% della Francia e non distante dal +2,6% della Germania. Si riduce la distanza anche dalla più dinamica economia spagnola, il cui PIL per abitante nel periodo in esame sale del 4,0%.

Nel 2026 si delinea un quadro geopolitico meno instabile rispetto agli anni precedenti. Una maggiore probabilità di una soluzione ai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina contribuisce a ridurre la volatilità dei prezzi sui mercati internazionali dell’energia. Sempre nelle previsioni autunnali della Commissione europea è attesa per il 2026 una diminuzione del 16,0% rispetto al 2025 del prezzo del gas naturale (TTF) che passa da 36,9 a 31,0 euro/MWh una diminuzione dell’11,8% del prezzo del petrolio (Brent) che passa da 60,9 a 53,7 euro/barile, mentre è meno marcata la discesa (-5,7%) del prezzo all’ingrosso dell’elettricità (media ponderata UE) che passa da 84,8 a 80,0 euro/MWh. Le proiezioni macroeconomiche di Banca d’Italia pubblicate a dicembre indicano per il 2026 un calo del prezzo del gas nel 18,9% e del prezzo del greggio in dollari del 9,7%.

Tuttavia, la normalizzazione dei prezzi all’ingrosso non si traduce pienamente in un alleggerimento dei costi per gli utenti finali. I prezzi retail dell’energia elettrica e gas restano vischiosi, mostrando una lenta e incompleta trasmissione delle riduzioni dei prezzi sui mercati internazionali e su quelli all’ingrosso, a causa di inefficienze del mercato amplificate dal peso e dagli squilibri degli oneri di sistema. Nel 2025 (media dei primi undici mesi) persistono prezzi al consumo di energia elettrica e gas che in Italia sono del 46,1% superiori alla media del 2021, anno precedente allo scoppio della crisi energetica. La vischiosità dei prezzi retail evidenzia la presenza di criticità lungo la filiera energetica, dato che nella media dei primi nove mesi del 2025 il prezzo all’import di petrolio e gas è inferiore del 2,7% rispetto al livello del 2021 e il prezzo all’ingrosso dell’elettricità, nella media del 2025 (al 22 dicembre), risulta del 7,2% inferiore alla media del 2021. Secondo le previsioni della Banca Mondiale per il 2026 è attesa una stabilità (-1,6%) dei prezzi delle commodities non energetiche.

Il 2025 si chiude con una risalita a dicembre del clima di fiducia per consumatori e imprese. Tra queste, l’indice di fiducia aumenta nei servizi di mercato, rimane sostanzialmente stabile nel commercio al dettaglio mentre diminuisce nella manifattura e nelle costruzioni.

Nella manifattura la produzione nei primi dieci mesi del 2025 rimane in negativo (-1,0%) mentre l’export appare debole, appesantito dai dazi statunitensi. Nei primi dieci mesi del 2025 ristagnano (+0,6%) le esportazioni del made in Italy, valutate al netto del farmaceutico, mentre i recenti dati dell’Istat sul commercio estero extra UE indicano a novembre 2025 una stazionarietà dell’export nei paesi extra UE e, nel dettaglio, un calo del 3,0% su base annua dell’export verso gli Stati Uniti. Per il 2026 è attesa una ripresa delle vendite del made in Italy: la Commissione europea prevede un aumento dell’export manifatturiero del 2,7%, migliore del +0,9% dell’area dell’euro, che dal 1° gennaio 2026 si allarga a 21 paesi, con l’ingresso della Bulgaria. Sulla competitività del made in Italy pesa la rivalutazione dell’euro sul dollaro. Secondo le previsioni dell’Istat, per il 2026 è atteso un ulteriore apprezzamento della valuta europea rispetto a quella statunitense (+2,8%, pari a 1,16 dollari per euro).

Pur rimanendo in positivo, si indebolisce il trend del mercato del lavoro. Secondo le previsioni di Banca d’Italia di dicembre la crescita delle ore lavorate passa dal +1,6% nel 2025 al +0,7% nel 2026. Ad ottobre 2025 gli occupati sono saliti negli ultimi dodici mesi dello 0,9%, pari a 224mila unità in più.

Si consolida la crescita dei consumi delle famiglie (+0,8% nel 2025 e +0,9% nel 2026), sostenuta dall’aumento del potere d’acquisto. Nel corso di quest’anno rimane inferiore al punto percentuale la crescita in volume del fatturato dei servizi (+0,6% nei primi dieci mesi del 2025).

Sul piano delle politiche economiche, gli interventi del PNRR sostengono il ciclo positivo per le costruzioni, anche se in rallentamento. Gli investimenti in costruzioni, dopo essere saliti del 3,3% nel 2025, sono previsti in aumento dell’1,2% nel 2026.

Mentre la politica monetaria rimane prudente – con tassi di interesse invariati nelle ultime quattro sedute del Consiglio della BCE – ad ottobre il costo del credito per le imprese sale al 3,61% dal 3,51% di settembre e rimane di 198 punti base superiore al livello precedente all’avvio della stretta monetaria (giugno 2022) mentre si indebolisce la ripresa degli investimenti. Sempre secondo le previsioni di Banca d’Italia di dicembre gli investimenti in beni strumentali nel 2026 saliranno dell’1,6%, 0,7 punti in meno del +2,3% delle previsioni di ottobre.

Last but not least, la politica fiscale non fornisce sostegno alla crescita: il tetto all’aumento della spesa previsto dalle regole europee spinge in basso il deficit che già nel 2025 raggiunge il limite del 3% del PIL e nel 2026 scende al 2,8%. Nel 2026 l’Italia presenza un avanzo primario di bilancio pari all’1,2% del PIL a fronte di un disavanzo dell’1,3% dell’area dell’euro.

 

Elaborazione Ufficio Studi su dati Banca d’Italia, BCE, Banca Mondiale, Commissione europea, Eurostat, Istat e Mef

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