30 Marzo 2026
Guerra del Golfo: le criticità per le filiere di manifattura e costruzioni. Il punto nel webinar del 13 aprile
Lo scenario della guerra del Golfo rimane centrato sul prolungamento del blocco dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. Si mantiene la pressione sui costi energetici mentre si delineano criticità per le filiere della manifattura e dell’edilizia.
La pressione sui costi dell’energia – Le tensioni sui mercati internazionali mantengono alta la pressione sui prezzi dei beni energetici. Sulla base dei dati disponibili ad oggi, a marzo l’indice di prezzo del gas (IG Index GME) segna un +48,0% rispetto a febbraio, mentre il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica (PUN) sale del 25,3%. Sul fronte carburanti il prezzo del gasolio self elaborato da QE-Quotidiano Energia, si colloca a 2,060 euro/litro, un livello inferiore del 3,4% al picco del 20 marzo, ma superiore del 19,5% rispetto al prezzo di fine febbraio, prima dell’attacco all’Iran.
Criticità per le filiere manifatturiere e dell’edilizia – Dalla metà di aprile si potrebbe accentuare la carenza di offerta di alcune materie prime e di fertilizzanti, oltre a quella delle commodity energetiche e dei prodotti raffinati, con un conseguente impatto sui relativi prezzi e con ricadute sulle materie prime legate al ciclo del petrolio, come le materie prime polimeriche e petrolchimiche, bitumi e asfalti. La spinta dei costi dell’energia impatta sui prezzi dei prodotti per l’edilizia energy intensive, come calcestruzzo, cemento, acciaio, vetro, ceramiche e laterizi per mattoni, piastrelle e sanitari.
Secondo il rapporto dell’Ocse pubblicato la scorsa settimana, il conflitto genera rischi alle catene di approvvigionamento globali. Si delinea una situazione particolarmente critica per i fertilizzanti, con effetti sui sistemi agroalimentari. Gli stati del Golfo Persico concentrano oltre un terzo (34%) delle esportazioni mondiali di urea e circa un quinto delle esportazioni di fosfato di diammonio e ammoniaca anidra. Il GNL è un componente importante dei fertilizzanti a base di azoto. I prezzi dei fertilizzanti sono aumentati vertiginosamente, con un incremento di oltre il 40% per l’urea da metà febbraio. Inoltre, gli stati del Golfo producono anche circa la metà delle esportazioni mondiali di zolfo, utilizzato nella produzione di fertilizzanti e nei processi metallurgici di estrazione del rame, del cobalto e del nichel. Complessivamente, Bahrein, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti contribuiscono per l’8% dell’offerta globale di alluminio primario. Dal Medio Oriente proviene il 13,7% dell’alluminio importato dall’Italia.
Una carenza di offerta determinerà una accelerazione del trend di crescita dei prezzi dei metalli già rilevato prima dello scoppio della guerra, con un rilevante impatto sui costi delle imprese manifatturiere e delle costruzioni. A febbraio 2026 salgono del 23,8% su base annua le quotazioni di metalli e minerali – valutato in dollari e comprendenti alluminio, rame, minerali ferrosi, piombo, nichel, stagno e zinco – con una spinta per stagno (+53,0%) e rame (+38,8%).
Il Medio Oriente è anche una fonte significativa di altri materiali, producendo oltre un terzo dell’offerta globale di elio e oltre due terzi di quella di bromo, elementi fondamentali per le catene di approvvigionamento industriali, inclusi i semiconduttori e i chip di memoria.
La carenza di offerta di materie prime si incrocia con la domanda crescente determinata dalla ripresa della manifattura, generando una pressione al rialzo dei prezzi dei beni intermedi.
Il rialzo del prezzo del gasolio sta spingendo il costo di trasporto delle merci, generando criticità per le imprese dell’autotrasporto, come indicato dal coordinamento UNATRAS.
L’accelerazione delle attività nelle costruzioni per chiudere gli interventi del PNRR potrebbe spingere ulteriormente la domanda e i prezzi dei materiali per l’edilizia.
La crisi nel Golfo potrebbe allargarsi al Mar Rosso, con una accentuazione delle tensioni geopolitiche nell’area del Mediterraneo e del Nord Africa. Le difficoltà della navigazione marittima amplierebbe il calo del traffico nello stretto di Bab el-Mandeb, punto di accesso meridionale al Mar Rosso, già registrato nella precedente crisi del novembre 2023, la quale ha visto una riduzione dei due terzi del volume di traffico (mediamente nel biennio 2024-2025 si registra un calo del 65% del volume medio annuo in transito rispetto al 2023), esponendo a rischi e maggiori costo di trasporto i flussi di intercambio commerciale con Asia e Oceania via mare. L’azzeramento dei flussi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz e le ulteriori riduzioni dei volumi in transito attraverso il Mar Rosso penalizzerebbero l’economia delle città portuali italiane, con una maggiore esposizione delle imprese del trasporto e della logistica, una filiera già colpita dal caro carburanti.
Il punto sulla crisi in Medio Oriente nel webinar del 13 aprile – La fase ciclica in corso, dominata dagli effetti della guerra del Golfo, sarà al centro del webinar del 13 aprile 2026, dedicato alla presentazione del 37° Report congiunturale ‘Nuovi venti di guerra sull’economia, la congiuntura e le prospettive per le imprese’. Il report farà il punto sulla fase ciclica della manifattura, sulle più recenti tendenze dell’edilizia e dei servizi e sull’evoluzione degli indicatori del mercato del lavoro, con un ampio focus territoriale.
Programma webinar di lunedì 13 aprile 2026 ore 11.30-13.00
Apertura lavori di Vincenzo Mamoli, Segretario Generale Confartigianato
Introduzione di Enrico Quintavalle, Responsabile Ufficio Studi
Le politiche economiche e le tendenze territoriali
Licia Redolfi, Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia
Monica Salvioli, Osservatorio MPI Confartigianato Emilia-Romagna
Carlotta Andracco, Ufficio Studi Confartigianato Vicenza
Conclusioni di Bruno Panieri, Direttore politiche economiche Confartigianato



